Un prodotto della terra tipicamente primaverile, è ottimo in cucina e un alleato prezioso per gli effetti benefici sulla salute. Lo sapevate che…..
Conosciuto e coltivato nei territori del Mediterraneo e in Asia Minore già 2000 anni fa, l’asparagus officinalis era consumato dai Romani già dal 200 a.C. si hanno notizie grazie a Catone, Apicio e Plinio che descrivono sia la coltivazione che la preparazione gastronomica. Si narra infatti che agli imperatori romani piaceva così tanto che avevano fatto costruire navi apposta (le asparagus) adatte al trasporto di queste prelibatezze.
L’asparago è una pianta erbacea molto robusta e perenne che cresce con facilità in diverse regioni d’Italia e le varietà sono moltissime. I suoi steli possono allungarsi fino a 1mt – 1,50 mt di altezza e le foglie sono ridotte a squame minute membranacee triangolari. La parte più buona è l’apice dello stelo denominata turione o come la definiamo noi comunemente punta. Può essere bianco se è coltivato in assenza di luce sotto teli neri, oppure verde per effetto della fotosintesi clorofilliana se coltivato in campo aperto. I gambi per loro natura continuano a crescere aumentando la loro robustezza. Quindi è importante raccoglierli quando sono di circa 25-30cm, il ritardo rende i gambi legnosi e poco commestibili. Diversamente da altre verdure che più sono piccole più tenere sono, per l’asparago è esattamente il contrario, più il calibro è grande più è tenero.
L’asparago bianco ha un sapore delicato; quello violetto, che in realtà è il bianco, è tale perché viene lasciato spuntare alla luce sottoponendolo all’azione di fotosintesi, è leggermente amaro; quello verde ha un sapore marcato, ma è più dolce ed è l’unico che non deve essere pelato.
