Parliamo, per intenderci, di bianchi che nelle annate importanti si esprimono dopo 20 o 30 anni, che si comportano e vanno bevuti come un rosso, a una temperatura di 14° o 16°, in funzione della stagione. Un Riesling di una grande annata può esprimere sensazioni interessanti anche dopo 100 anni di vita in bottiglia.
Ma cosa accadde: la critica enogastronomica degli anni ’60 e ’70 fu “costretta” a fare una constatazione: tra i vini bianchi italiani e quelli francesi c’era un abisso, era quindi inutile tentare di realizzare vini complessi e importanti; meglio puntare su freschezza, bassa gradazione e profumi facili e immediati. Venne così lanciata e imposta una moda, quella dei bianchi da bere entro l’anno. I produttori si adeguarono e inventarono i cosiddetti “bianchi carta”, vini senza colore e senza anima.
Oggi, grazie alla maggiore conoscenza, se un ristoratore propone un bianco con qualche anno di vita, una parte degli ospiti è propensa a provare e mentre l’altra parte pensa che stia cercando di liberare la sua cantina da un prodotto che lui non berrebbe di certo.
