I vini rosati sono sempre stati legati all’estate, grazie alla loro freschezza e al loro colore dalle molte sfumature del rosa. A mio parere sono interessanti tutto l’anno perché la cucina italiana ha diversi piatti gustosi, saporiti e caratterizzati da un tocco di eleganza che si abbina a buona parte dei rosati.
Il rosato non va considerato un vino di serie B, anzi è un vino tecnicamente molto difficile da produrre e richiede un’uva “perfetta” se si cerca la qualità. Le tecniche di produzione variano in funzione del tipo di uva e delle tradizioni.
In un passato non molto lontano i vini rosati erano prodotti miscelando vini bianchi e vini rossi. Oggi sono prodotti con uve a bacca rossa da cui dopo la fermentazione si ottiene un vino rosato.
Per capire come si produce un vino rosato si parte da una considerazione: sono le bucce dell’uva a conferire il colore al vino. Nei vini rossi le bucce restano a contatto con il mosto per estrarre colore, mentre sono subito separate per ottenere vini bianchi da uve rosse. Un vino rosato si produce con uve rosse, le cui bucce sono lasciate assieme al mosto quel tanto che basta perché il vino prenda il colore desiderato per un tempo che va da alcune ore a due giorni. A seconda dell’intensità colorante delle diverse uve si utilizzano tecniche differenti per produrre un rosato, con tonalità che spaziano dal chiaretto al cerasuolo.
Da bersi entro l’anno o in grado di durare più a lungo?
La convinzione è che i rosati vadano bevuti entro l’anno, in realtà i rosati francesi da diverso tempo sono prodotti per durare qualche anno. Anche l’Italia, che da anni è diventata più attenta alla cura nel vigneto, oggi produce rosati che si conservano per alcuni anni.
Un pò di storia
In Francia, a parte il Claret nell’area di Bordeaux, l’area più nota è la Côte de Provence dove si producono in grande quantità rosati molto delicati e eleganti che durano 3-4 anni. Sono i così detti vin gris che non sono vini dal colore grigio, ma dal colore rosa tenue tipici della Cote de Provence, la più importante area produttiva del mondo per i rosati. La Francia ha avuto per prima successo nel mondo con questo rosato per aver individuato una area particolarmente vocata e investito per farla conoscere. In Italia i rosati hanno conosciuto periodi di gloria tra gli anni ’60 e gli anni ’90, seguiti da riduzione di interesse per questa tipologia. Negli ultimi anni si e verificata una ripresa qualitativa e oggi l’interesse del consumatore sta aumentando. In Italia le regioni particolarmente interessanti per questa produzione sono soprattutto la Puglia, la Calabria, l’Abruzzo e la Lombardia in particolare con la sponda destra del lago di Garda.
La Puglia e soprattutto il Salento è una terra di grandi rosati. Il primo imbottigliamento di un rosato in Italia avviene a Salice Salentino nell’azienda Leone De Castris. Siamo al termine della II guerra mondiale, le truppe americane son sbarcate da poco. Il generale americano Charles Poletti, commissario per gli approvvigionamenti delle truppe alleate, ordina parecchio vino rosato a Piero Leone De Castris e si innamora del rosato proveniente da una contrada nel feudo di Salice Salentino, Cinque Rose. La storia narra che il nome è legato al fatto che per molte generazioni ogni Leone de Castris ha avuto 5 figli. Si decide quindi di commercializzarlo al rientro negli Usa con il nome “Five Roses”. De Castris accetta e nel 1943 imbottiglia il primo rosato italiano in bottiglie di birra riciclate dell’esercito americano. Oggi “Five Roses”, come racconta il nipote Piernicola Leone de Castris, è un vino di notevole successo non solo in Italia e negli Usa, ma anche in diversi paesi del mondo.
