Siamo stati invitati da Sofia Rocchelli al Roero Days e abbiamo aderito subito perché amiamo particolarmente il Roero e Sofia è una persona che cerca e riesce a proporre al meglio i progetti che segue.
Ha tanto da festeggiare quest’anno il Consorzio Tutela del Roero e per farlo ha scelto Milano, il 3 giugno, come sede del Roero Days, l’annuale evento di promozione del territorio e del suo patrimonio vinicolo. Il 2024 è un anno importante perché sono trascorsi dieci anni dalla fondazione del Consorzio, dieci dal riconoscimento Patrimonio Unesco per i suoi paesaggi vitivinicoli insieme a Langhe e Monferrato e venti dal conseguimento della certificazione DOP.
Il Roero è in Piemonte, nella provincia di Cuneo. E’ quella porzione di territorio situata a Nord di Alba, sulla riva sinistra del Tanaro, in una zona collinare dai pendii ripidi e scoscesi, tra la pianura di Carmagnola e le colline dell’Astigiano. Il suolo è di origine antichissima, caratterizzato dalle ‘Rocche’ – con il loro terreno friabile, sabbioso color ocra. Le marne Astiane – di età pliocenica – sono un ambiente eccellente per la produzione di vini strutturati, pieni di particolare finezza ed eleganza con note fruttate e floreali. I due principali vitigni sono l’Arneis, uva autoctona piemontese a bacca bianca e il Nebbiolo a bacca rossa. Con il primo si produce il Roero Arneis con un minimo del 95% di quest’uva, mentre con una percentuale minima del 95% di Nebbiolo si produce il Roero.
Il consorzio svolge importanti funzioni di tutela, promozione e valorizzazione. Secondo il presidente Massimo Damonte l’Arneis si colloca inizialmente tra i vini bianchi freschi e profumati. Negli ultimi anni sta dimostrando sempre di più di avere un proprio carattere che lascia emergere la delicata sfaccettatura dell’uva Arneis e l’unicità legata soprattutto ai terreni sabbiosi, capaci di dare vita a vini eleganti e con una certa struttura. Oggi sono 250 gli iscritti tra viticultori e produttori e più di 1.250 gli ettari vitati della Denominazione Roero per un totale annuo di 8 milioni e mezzo di bottiglie, di cui il 60% viene esportato.
Le due masterclass condotte da Daniele Cernilli, Chiara Giannotti, Adua Villa e Paolo Zaccaria hanno ben evidenziato le tante sfaccettature di questo territorio capace produrre un rosso di grande complessità e longevità e a un bianco con una sua personalità.
Tra le 64 cantine presenti ai banchi d’assaggio ci ha colpito più di altri un personaggio. A tener testa, Ernesto Casetta, l’ottantreenne proprietario di cantina F.lli Casetta di Vezza d’Alba, tra i più anziani e nel contempo arzilli del Roero. Un esempio incredibile di come un certo vino può essere un toccasana per mente e corpo. Il suo segreto? “Amare il proprio lavoro, essere curiosi e concedersi tutti i giorni due calici di vino, uno a pranzo e uno a cena”. Una bella tempra, tipica di tutti quelli che lavorano la terra, ama anche chiacchierare e raccontare con orgoglio i suoi vini e di come la sua famiglia, tutti contadini, siano presenti nel Roero dal 1725 e dal 1958 anche a La Morra con il Barolo.
di Lucia Comuzzi e Marcello Coronini
